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giovedì 25 giugno 2015

Ulisse - Le 43 meraviglie d'italia / the 43 wonders of Italy

   

domenica 7 giugno 2015

SUD ITALIA SPOT MERAVIGLIOSO

mercoledì 20 maggio 2015

Gita a Ferrara


di Alexis Bardi


Siamo stati invitati "alla corte degli Estensi" dalla famiglia Orsatti-Trombini presenti sul territorio prima ancora che Vittorio Emanuele II divenisse Re d' Italia, con il preciso intento di rivitalizzare un luogo che, ad un momento di crisi  diffusa deve ancora superare psicologicamente la batosta del terremoto. Probabilmente si sentono il peso della  responsabilità delle famiglie e dei cittadini che vivono questa meravigliosa città, ricca di eventi e particolarità culinarie ( abbiamo gustato il pampapato dolce tipo Ferrarese ), e da imprenditori-cittadini, stanno dirottando molte delle loro energie per poter ridare respiro e vita ad una meraviglia delle nostre terre, forti della loro tradizione. Abbiamo apprezzato molto l' iniziativa che si è svolta presso il castello Estense, dove il gruppo ha presentato un progetto coinvolgendo istituzioni e imprenditori nazionali chiamato "Italia in Bocca".

Alcuni momenti dell' evento :




Abbiamo pianificato insieme un progetto finalizzato alla rivalutazione del territorio, prendendo spunto da una serie di eventi di eccellenza, per promuovere la città, per dimostrarne la voglia di rinascere dalle ceneri di un evento che ha segnato in modo indelebile tutti gli abitanti.


Abbiamo selezionato una serie di eventi che abbiamo giudicato di rilievo :





Consiglio vivamente di passare un fine settimana per avere un assaggio di una ricchezza della nostra terra.


domenica 16 novembre 2014

Formiche di Grosseto




Le Formiche di Grosseto sono tre isolotti, compresi nell'Arcipelago Toscano. Si trovano davanti alla costa  del Parco naturale della Maremma, e si ergono bruscamente da un fondale profondo circa 100 metri. Fanno parte del comune di Grosseto. Sulla "Formica" più grande si trova il faro delle Formiche di Grosseto.
I tre isolotti distano circa 15 miglia nautiche (28 km) da Porto Santo Stefano sul Monte Argentario e circa 9 (14 km) dalla foce del fiume Ombrone. Sono disposti quasi in linea retta lungo una direttrice nord-ovest/sud-est; i due estremi distano circa un miglio marino l'uno dall'altro. La loro superficie complessiva è di 120.000 metri quadrati ; l'isolotto maggiore è quello a nord-ovest, il più piccolo è quello a sud-est.
Le isole sono molto apprezzate dagli amanti dell'attività subacquea.


Area protetta
Le Formiche sono protette come area naturale protetta: nell'area è stato proposto un sito di importanza comunitaria (pSIC) e zona protezione speciale (ZPS), ed è presente un sito di interesse regionale (SIR).
I principali elementi di criticità interni al SIR sono:
  • Le Formiche sono meta abituale di numerosi diportisti, provenienti dai porti della costa grossetana, e vengono frequentate per la pesca, soprattutto dilettantistica. Non è noto se lo sbarco, per praticare la pesca a canna da terra, sia frequente. Il disturbo antropico diretto potrebbe avere un serio impatto nel caso di eventuale insediamento di una colonia del gabbiano corso Larus audouinii, . 
  • Costante incremento del Gabbiano reale (Larus cachinnans). La Formica grande ospita un numero di coppie che, presumibilmente, è prossimo a quello massimo consentito dalla sua superficie e dalle sue caratteristiche morfologiche e vegetazionali. Attualmente si può ipotizzare che, per l’insediamento di una colonia di Larus audouinii, manchi lo spazio fisico. L'impatto dei gabbiani su flora e vegetazione è forte, nella parte centrale dell’isolotto, dove la vegetazione potenzialmente presente è stata sostituita da formazioni nitrofile, come gli Allio-Lavatereti. In tempi lunghi il disturbo può minacciare la conservazione dell'endemismo locale Limonium doriae
I principali elementi di criticità esterni al sito sono:
  • Presenza di discariche costiere, che consente l’aumento delle popolazioni nidificanti di Gabbiano reale. 
Le principali misure di conservazione da adottare sono:
  1. Mantenere in un favorevole stato di conservazione la popolazione di Limonium doriae e gli habitat d’interesse comunitario (EE). 
  2. Garantire il buon esito della riproduzione di Larus audouinii, in caso di eventuale insediamento di una sua colonia (EE). 
  3. Conservare le popolazioni isolate, d’interesse conservazionistico, di rettili e invertebrati (E). 
  4. Limitare l’impatto su specie e habitat d’interesse, causato dalla presenza di specie animali in forte aumento (Gabbiano reale Larus cachinnans) (E). 
Indicazioni per le misure di conservazione:
  • Monitoraggio della consistenza numerica della popolazione nidificante di Larus cachinnans e dell’eventuale insediamento di colonie di Larus audouinii; in questo caso, adozione delle eventuali misure urgenti ritenute necessarie (ad esempio, sorveglianza, sensibilizzazione, divieto temporaneo di sbarco) (EE). 
  • Monitoraggio dello stato di conservazione della vegetazione e della popolazione di Limonium doriae, adottando le eventuali misure ritenute necessarie (EE). 
  • Interventi a scala regionale per la limitazione delle popolazioni di Larus cachinnans (E). 
Geomorfologia
La tipologia ambientale prevalente è data dall'isoletta a morfologia pianeggiante (Formica grande) con scogli satelliti, di natura calcarea, con caratteristiche simili ai vicini Monti dell'Uccellina, con prevalenza di vegetazione delle coste rocciose. Formazioni ad alte erbe nitrofile, nelle sole parti centrali della Formica grande. Il popolamento faunistico e floristico presenta alcuni endemismi rari come Limonium somieri.
Fauna
Formica e gli scogli sono usati come dormitorio da uccelli acquatici. Presenza, fra i rettili, di Phyllodactylus europeus (specie endemica dell’area mediterranea occidentale). Presenza di invertebrati endemici dell’area tirrenica o dell'Arcipelago Toscano.
La lucertola campestre (Podarcis sicula) è presente con un fenotipo unico di questi isolotti, precedentemente classificato come sottospecie P. sicula robertii.




venerdì 14 novembre 2014

Piazza Dante (Grosseto)


Alexis Bardi




Descrizione
La piazza, dalla caratteristica forma trapezoidale, è costituita da due aree che si ricongiungono l'una con l'altra, senza soluzioni di continuità, dinanzi al sagrato della cattedrale. L'area principale della piazza è compresa tra la fiancata meridionale destra del duomo, la facciata principale di palazzo Aldobrandeschi e il loggiato dei portici che si articola senza soluzione di continuità sul lato meridionale e su quello occidentale. Al centro di un'area leggermente rialzata, sotto la quale si trovava una cisterna, si trova il monumento al granduca Leopoldo II di Lorena, che sorge nel punto dove nei secoli scorsi doveva essere presente il pozzo della corrispondente cisterna sottostante. L'area che racchiude la cisterna interrata è delimitata da una serie di colonnini e catene, che hanno portato i Grossetani a denominare "piazza delle Catene" questa sezione di piazza Dante.
L'altro spazio di superficie minore, piazza Duomo, che la costituisce, si estende tra il sagrato della cattedrale, il palazzo Comunale e il Palazzo Alben, edificio con loggiato che venne costruito negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale al posto dell'antico palazzo dei Priori. All'estremità settentrionale della piazza ha inizio corso Carducci, principale via del centro storico che conduce fino all'area di Porta Nuova; all'estremità sud-orientale della piazza ha origine strada Ricasoli che conduce a piazza del Sale dinanzi a Porta Vecchia.
 

Storia

Età medievale
 

La presenza di una platea communis a Grosseto è documentata a partire dal 1222. La piazza originaria era costituita da uno spazio minore di quella attuale compreso tra l'antica pieve di Santa Maria, eretta in cattedrale nel 1138 con il trasferimento a Grosseto della sede vescovile di Roselle, voluta da papa Innocenzo II, e l'originario nucleo del palazzo comunale. Nel 1292 è documentata l'occupazione di un'area della piazza dall'edificio della nuova curia del comune di Grosseto.Importanti lavori di ristrutturazione urbanistica sono stati effettuati tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo, contemporaneamente alla costruzione della cattedrale, iniziata nel 1294. L'opera fu realizzata ispirandosi al modello senese di piazza del Campo, ma con la peculiarità di avere tutti i maggiori edifici pubblici e di rappresentanza che si affacciano direttamente sulla piazza, in virtù di una nuova concezione di rapporto tra piazza principale e edifici del potere, riscontrabile in Toscana solamente a Massa Marittima (piazza Garibaldi).

Durante il XIV secolo, con la sottomissione di Grosseto a Siena, è provato che tutti i maggiori rappresentati della città risiedevano nella piazza principale, la piazza del Comune; in un documento del 1386, riguardante l'esaurimento delle saline nel lago di Castiglioni, viene scritto: «Actum in civitate Grosseti in domo habitationis et residentie offitialium paschuorum pro comuni Senarum posita in dicta civitate Grosseti cui ab uno platea comunis, ab altero dpmus sive palatium habitationis et residentie domini Capitanei mariptime comuni Senarum». Nel corso del XV secolo, periodo in cui la città rimase sotto il dominio di Siena, furono realizzati sulla piazza nuovi edifici. In una descrizione del 1430 sono ricordate numerose bottoghe, la sede dei paschi, il palazzo con torretta del capitano del popolo, il palazzo del podestà. È in questo periodo che si viene a completare il perimetro di quell'area della piazza nota oggi come piazza Duomo, spazio compreso tra le facciate contrapposte della cattedrale e del palazzo del podestà, e il complesso dell'ospedale di San Giovanni Battista, fondato già nel 1309. Il 9 febbraio 1465 fu decretata dalla Repubblica di Siena la realizzazione di un pozzo nella piazza, all'angolo con l'odierna strada Ricasoli, struttura oggi perduta ma simile per tipologia al vicino pozzo dello Spedale.
 

Età moderna
 

Nei secoli successivi la piazza andò incontro ad un periodo di forte degrado e nemmeno il passaggio sotto i Medici riuscì a migliorare le condizioni della piazza. I secoli XVI e XVII furono infatti i più bui per la città di Grosseto, ormai ridotta a pochissime unità e utilizzata come fortino o prigione per la sua posizione strategica. Fu soltanto a partire dalla metà del XVIII secolo, quando il Granducato di Toscana passò sotto il controllo dei Lorena, che furono intraprese nuove opere di riqualificazione in città, a cominciare dal decoro urbano.
La piazza pubblica di Grosseto fu interessata da una serie di lavori, documentati nelle relazioni dei Lavori nella Piazza Principale di Grosseto del 1744, conservate nell'Archivio di Stato di Firenze. La piazza prima dei lavori è descritta come «mezza rotta» e «senza che vi sia restato mattoni ne' pietre, che servivano di linee di guida, benché erano murate a calcina» nella Relazione degli ordini e delle informazioni prese concernenti i lavori fatti nella Piazza Principale di Grosseto del colonnello Odoardo Warren, direttore generale delle fortificazioni del Granducato di Toscana. Sotto la supervisione di Warren, fu ripavimentata la piazza e ridelineati gli assi stradali che la attraversavano.
Nel 1745 la piazza principale fu descritta dettagliatamente da Francesco Anichini nella Storia Ecclesiastica della Città e Diocesi di Grosseto dove è documentata la presenza di un «loggiato di trentadue archi, che formano i due lati maggiori della piazza suddetta, unendosi ad angolo assai ottuso con arco nell'ingresso», e sopra di esso «vi sono le case fatte tutte d'una uniforme architettura, ed altezza». Dal 1792 è documentata la presenza di un lastricato delimitato da colonnine e catene che definiva l'area centrale delle piazza e la separava dal percorso per il passaggio pubblico. Da questo momento la piazza sarà comunemente nota come piazza delle Catene, anche se il nome ufficiale sarà quello di piazza Grande, come indicato anche nella mappa di Grosseto di Gaetano Becherucci del 1823.
 

Età contemporanea
 

Nel 1833 fu posizionato un tempietto neogotico in ghisa fuso alle fonderie di Follonica a coronamento del pozzo costruito dai senesi; negli anni precedentemente al 1839 il tempietto in ghisa fu trasferito ad Arcidosso, dove ancora oggi è presente e noto come Fonte del Poggiolo. Tornata nuovamente in cattivo stato di conservazione, con pavimentazione irregolare, fu decisa una nuova opera di restauro della piazza. Le prime proposte di intervento risalgono al 1836, ma soltanto a partire dal 1845 verranno presi concreti provvedimenti. Nel 1846, con la realizzazione del monumento a Leopoldo II di Lorena, fu progettata dall'ingegner Cianferoni una risistemazione della piazza, che doveva avere al suo centro il complesso scultoreo. Vennero modificate le pendenze e realizzato un lastricato circolare delimitato da cippi in pietra, catene e panchine. L'allora piazza Grande fu ridenominata piazza Vittorio Emanuele II in seguito all'unità d'Italia.
Il lato settentrionale di piazza Duomo, dove sorgevano alcune abitazioni e la diroccata chiesa di San Giovanni decollato, fu riqualificato nel 1870, con l'edificazione del palazzo Comunale. Nello stesso periodo furono poi rialzate le costruzioni sopra i portici che delimitano la piazza a sud e a est. Nel 1899, sul lato orientale, viene demolito il palazzo Pretorio e realizzato il neogotico palazzo della Provincia (1903). Durante il ventennio fascista la piazza venne intitolata al militare Ettore Muti. Nel 1937 viene demolito il palazzo dei Priori, aprendo maggiore spazio di fronte alla cattedrale e ampliando la sede stradale di via Manin e l'imbocco meridionale di corso Carducci. Tra il 1947 e il 1950 fu al suo posto costruito il palazzo Alben.
Nel dopoguerra la piazza fu intitolata a Dante Alighieri. Nel 1956 piazza Dante subì sostanziali modifiche: vennero eliminati i cippi di pietra, le catene e le panchine, fu sostituita la pavimentazione e al centro della piazza fu realizzato un parcheggio, che si sviluppava radialmente intorno alla statua del granduca. Soltanto nel 2002 fu effettuata un'importante opera di riqualificazione: la piazza fu riportata all'aspetto ottocentesco, con colonne e catene, tant'è che oggi è nuovamente nota come piazza delle Catene.


Edifici e monumenti


La cattedrale di San Lorenzo, o semplicemente duomo, è situata sul lato nord-orientale della piazza, con la facciata su piazza Duomo. La chiesa è stata edificata tra il 1294 e il 1302 su progetto dell'architetto Sozzo di Rustichino, nel luogo dove precedentemente sorgeva l'alto-medievale pieve di Santa Maria. Lavori di completamento furono poi effettuati tra il 1330 e il 1340, ed infine la struttura fu rifatta nel XVI secolo ad opera di Anton Maria Lari. Ulteriori ristrutturazioni tra il 1840 e il 1865 hanno successivamente modificato l'aspetto rinascimentale dell'edificio, nel tentativo di riportarlo alle primitive forme medievali. Nel 2013 è stata realizzata sul fianco destro della chiesa una pedana in marmo per l'accesso ai disabili. La facciata si presenta sulla scorta del gusto di matrice romanica per la bicromia bianco-rossa (marmo rosso di Caldana) e per le forme goticheggianti; su di essa sono poste le statue dei quattro evangelisti, risalenti al XIV secolo, un bel rosone centrale con la raffigurazione del Redentore, due chioschetti cinquecenteschi laterali, un ballatoio con colonnine originarie, un timpano con immagini religiose (1897) dell'artista Leopoldo Maccari. All'interno sono conservate alcune pregevoli opere, mentre molte delle opere d'arte originariamente qui situate sono oggi conservate nel museo d'arte sacra della diocesi di Grosseto.


Palazzo Comunale


Il palazzo Comunale è situato sul lato settentrionale di piazza Duomo. Ospita la giunta, il consiglio e gli uffici amministrativi del Comune di Grosseto. L'edificio è stato realizzato a partire dal 1867 su progetto di Giovanni Clive, in uno stile eclettico prevalentemente neorinascimentale. Precedentemente la sede del Comune era ospitata presso il palazzo Pretorio – poi trasformato nell'attuale palazzo della Provincia – e qui sorgeva invece l'antica chiesa di San Giovanni decollato, già sconsacrata ed adibita a magazzino prima della sua demolizione.
Palazzo Aldobrandeschi


Il palazzo Aldobrandeschi, o più comunemente palazzo della Provincia, delimita piazza Dante a est. L'edificio è stato costruito a partire dal 5 aprile 1900, dopo la demolizione del palazzo Pretorio, avvenuta nell'autunno dell'anno precedente. Il progetto è stato realizzato dall'architetto Lorenzo Porciatti, con alcune modifiche effettuate a lavori in corso da Guglielmo Calderini. L'edificio, in stile neogotico che richiama gli elementi stilistici del medioevo senese, è stato inaugurato il 31 maggio 1903 e da allora ospita la sede della Provincia di Grosseto.


Palazzo Alben


Il palazzo Alben è situato sul lato occidentale di piazza Duomo, di fronte alla cattedrale. Il palazzo è stato costruito tra il 1948 e il 1950 sul luogo del medievale palazzo dei Priori, demolito tra il 1937 e il 1938 dal governo fascista che qui voleva realizzare la sede dell'Istituto Nazionale Fascista di Previdenza Sociale. Si presenta come un imponente edificio che richiama ancora il razionalismo fascista con loggiato a piano terra.

Monumento a Canapone

Il monumento a Canapone è un complesso scultoreo posto al centro della piazza ed è stato realizzato nel 1846 dall'artista Luigi Magi. La scultura rappresenta il granduca Leopoldo II di Lorena in atto di sorreggere con la mano sinistra una donna che stringe tra le braccia un bambino morente (allegoria della Maremma colpita dalla malaria), e con la destra un bambino vivace e sorridente (la speranza del futuro), mentre con il piede schiaccia la testa di un serpente (la malaria), che è divorato da un grifone (la città di Grosseto) posto alle sue spalle.

Colonna dei Bandi

La presenza di una colonna dei Bandi nella piazza è attestata al 1617. La colonna, utilizzata per appendervi i "bandi", fu poi rimossa nel 1846 con i lavori di ristrutturazione. L'attuale monumento è stato posizionato sul luogo della colonna dei Bandi nel 1966, in occasione del bicentenario dell'istituzione della Provincia di Grosseto: si tratta di una struttura romana rinvenuta a Roselle nel 1863, durante i lavori di costruzione di Casa Passerini.

Altri edifici

Casa Magagnini, palazzetto in stile neogotico che si affaccia sul lato meridionale di piazza Dante, presenta la facciata decorata da un balcone e due bifore.
 

Casa Santini, palazzetto in stile neogotico situato sul lato meridionale della piazza, con merlatura sulla sommità della facciata.
 

Palazzo Comi, situato sopra i portici sul lato occidentale, si presentava in origine diversamente da come appare oggi, con facciata decorata. Fu rialzato nel dopoguerra e una parte dell'edificio fu accorpata all'adiacente palazzo Severi, diminuendone notevolmente la volumetria.
 

Palazzo Severi, già Vanni, situato sul lato occidentale all'angolo con via Manin, fu proprietà della famiglia Vanni sul finire del XIX secolo e fu acquistato dai Severi nel 1927, che vi realizzarono la storica farmacia presente ancora oggi. L'edificio è stato restaurato nell'estate del 2013.

 
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martedì 11 novembre 2014

Costa degli Etruschi in Toscana




Costa degli Etruschi in Toscana


Quando ai primi del '900, alcuni illuminati operatori turistici dell'epoca, da veri pionieri appellarono questo fazzoletto di terra baciato dal mare, dal sole e dal verde delle sue colline, come "Costa Fiorita", coniarono, forse senza saperlo, un "logo" turistico che sarebbe divenuto famoso nel tempo in contrapposizione all'allora nascente Costa Azzurra o alla già famosa Costiera Amalfitana.

Infatti Castiglioncello, Quercianella, Bibbona e le altre località, divennero presto meta di un turismo colto e raffinato come testimoniano le presenze di scrittori, artisti, letterati che percorsero le orme dei famosi pittori macchiaioli (tra i primi "turisti" della costa) e la immortalarono nelle loro tele più famose. Arte, cultura, natura, questo lo splendido connubio che ha reso famose queste terre che hanno avuto momenti di splendore durante gli anni '60 quando artisti come Gassman, Sordi, Visconti, Mastroianni, Zeffirelli e tantissimi altri la frequentavano abitualmente e Castiglioncello, insieme alla Costa Fiorita, era considerata una delle "Perle" del turismo italiano insieme a Capri, Portofino, Taormina, Amalfi, ecc. La Vacanza in Costa Fiorita era sinonimo di eleganza, raffinatezza, ma anche di semplicità, dovuta alla cultura e ai costumi secolari dei luoghi e della Toscana in particolare.

Oggi Costa Fiorita si ripresenta con gli stessi valori di un tempo, un territorio incontaminato e bellissimo (prova ne sono le varie bandiere blu attribuite dalla Comunità Europea), dei servizi turistici a misura d'uomo non travolti dal cosiddetto turismo di massa, ma comunque organizzati e al passo con le esigenze attuali. Per chi ama questo tipo di turismo "fuori corrente", un'atmosfera rilassata e tranquilla, le scogliere selvagge e le suggestioni della vera campagna toscana, non può che seguire l'esempio degli Etruschi e di tutti gli altri che alla ricerca delle cose genuine e semplici nella loro bellezza, hanno trovato in questi luoghi il massimo appagamento.


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mercoledì 5 novembre 2014

Storia di Siena


di Alexis Bardi



Il periodo etrusco

È stato autorevolmente sostenuto (in questo senso Mauro Cristofani) che il nome di Siena possa derivare dal gentilizio etrusco Saina/Seina, attestato epigraficamente a Montalcino, Chiusi e Perugia.
Plinio il vecchio (Naturalis historia, III, 5, 52) definisce Seniensis (nome latino di Siena più il suffisso -ensis) una colonia etrusca al pari di Roselle e Sutri. La presenza etrusca a Siena è comunque attestata da numerosi ritrovamenti archeologici.
Per il periodo più antico si segnalano i ritrovamenti di Piazza del Mercato (alcune fibule di bronzo attribuibili all’VIII-VII secolo a.C.), di Rocca Salimbeni (buccheri, ceramica a vernice nera e ceramica etrusca riferibili ad un periodo tra il VI ed il I secolo a.C.) ed i recenti scavi effettuati nell’area del Santa Maria della Scala, sul versante meridionale della collina del Duomo (resti di una grande capanna con fondazione in muratura, di buccheri ed altra ceramica databili al VII secolo a.C.).
Relativamente al periodo ellenistico si ricordano le necropoli di Campansi (gruppo di tombe ipogee a camera quadrata corredate di ceramica a vernice nera di tipo volterrano, ceramica d’impasto grezzo e ceramica acroma, attribuibili ad un'epoca compresa tra il IV ed il II secolo a.C.), di Porta Camollia (gruppo di tombe a camera con ceramica grezza, una moneta ed un askos attribuibili al III-II secolo a.C.), di Porta San Marco località Giuggiolo (resti di corredi di età arcaica; tombe ipogee con urne iscritte e ceramica a vernice nera, orecchini d’oro e ceramiche figurate del IV – III secolo a.C.), della Coroncina (ceramica a vernice nera e a figure rosse del IV – III secolo a.C.) e la tomba di Colle Verdina in località Pescaia (a pianta circolare con banchina lungo la parete, corredata di vasi d’impasto e terracotta grezza ed un'olla dipinta, attribuibile al II secolo a.C.).

Le testimonianze pervenuteci fanno ritenere che a Siena, anche nel periodo etrusco più recente, non vi fosse una vera e propria formazione urbana e che gli etruschi fossero raggruppati in piccoli insediamenti disposti nel territorio della futura città.